Viaggio quando posso

Islanda

Il viaggio in Islanda: l’itinerario

Nove giorni per girare l’Islanda in macchina seguendo la Ring road. Per non farsi trovare impreparati da un viaggio molto particolare consultate anche i fondamentali di viaggio. Questo il nostro diario alla scoperta di un paese straordinario:

Primo giorno

Arriviamo di notte all’aeroporto di Keflavik, ritiriamo l’auto che abbiamo noleggiato e andiamo a dormire in una struttura poco distante. La mattina ci svegliamo presto per fare tutto il “Circolo d’oro”. Saltiamo Reykjavik, a cui diamo appuntamento all’ultimo giorno, e ci dirigiamo verso il parco del Thingvellir, patrimio UNESCO. Il primo tratto di cammino è tra due placche tettoniche emerse e distanti solo pochi metri l’una dall’altra. Tra le rocce della placca del Nord America e quelle euro-asiatiche si attraversa il canyon (la fossa tettonica di Almannagja) da cui poi partono diversi sentieri. Noi siamo arrivati fino alla piccola cascata di Oxararfoss. Potrete scegliere di dedicare al parco una giornata intera per una lunga escursione ma noi, avendo i giorni contati, ci siamo rimessi subito in marcia per andare verso Geysir. Dopo aver assistito all’attesissimo sbuffo e fatto un giro tra le varie pozze di acqua bollente proseguiamo verso le spettacolari e immense cascate di Gullfoss. Ci dirigiamo poi verso Sud per l’ultima tappa del Golden Circle: il rosso cratere Kerid, che oggi ospita un lago. Noi, stremati, ci siamo diretti verso la guesthouse, ma ricordate di non perdere Seljalandsfoss, una cascata con un percorso che permettere di guardare lo scroscio d’acqua anche da dietro e perfetta da visitare all’ora del tramonto.

Notte a Sólheimahjáleiga.

Secondo giorno

La prima tappa potrebbe essere il relitto dell’aereo a Solheimasandur, ma richiedendo una lunga camminata ed essendo oramai un luogo molto turistico decidiamo di iniziare la giornata da Dyrholaey per assistere dall’alto al gioco di colori della sabbia nera baciata dall’oceano, alla costa che si mostra lungo il cammino partendo dal faro e alle prime colonie di Puffin. A seguito di un più breve passeggio verso il panorama poco distante di Kirkjufjara andiamo sull’immensa (e pericolosa per chi vuole sfidare le onde) spiaggia di Reynisfjara, famosa soprattutto per le colonne di basalto e i faraglioni dall’aspetto gotico fiabesco. Dopo aver assistito alla goffezza dei Puffin in volo, iniziamo il viaggio verso Jokulsarlon. La sosta è imperdibile, con decine di Iceberg che navigano verso il mare dopo essersi staccati dal ghiacciaio e diverse foche che nuotano vicino alla riva. Sul finire della giornata il tempo poco clemente ci ha costretti a saltare la cena con la famosa aragosta di Hofn per cercare riparo in un fiordo.

Notte a Djupivogur.

Terzo giorno

Dopo aver corso molto nei primi due giorni, rallentiamo un po’ approfittando di un itinerario in cui la bellezza è tutta nel girare tra i fiordi orientali seguendo le strade che regalano paesaggi solo da incorniciare. Abbiamo fatto diverse soste nei vari paesini per mangiare o prendere qualcosa di caldo. Sicuramente quello che meritava di più è stato Seydisfjordur, zona di passaggio anche per molte navi da crociera e famoso per la strada arcobaleno che porta alla principale chiesa del paese. Per arrivarci, dopo molte curve a gomito in salita, siamo passati su un ponte su un lago in una nuvola in montagna, non credendo ai nostri occhi. Poco dopo ci siamo fermati per una visita alla cascata di Gufufoss, una piccola meraviglia che la guida neanche riportava.

Notte a Egilsstadir.

Quarto giorno

In Islanda i paesaggi cambiano in continuazione ed in questa giornata il cambio repentino avveniva ogni pochi chilometri. Il primo e più lungo tratto di viaggio seguendo sempre la 1, che adesso attraversa zone più interne, è per arrivare a Dettifoss. La più grande cascata d’Islanda e d’Europa si può vedere sia dall’alto, percorrendo la strada più comoda dopo il ponte, sia da molto più vicino, arrivando a un passo dal corso d’acqua, fino al salto di 44 metri. In questo caso dovrete sopportare più di un’ora tra andata e ritorno su una strada non asfaltata fatta di sole buche, ma ne vale la pena. Ci attende ancora una sosta al campo di attività geotermica di Hverarond, tra fumarole attive e colori che oscillano tra il blu e il viola, prima che il territorio cambi radicalmente, passando da lunghi tratti inospitali e aridi a zone rigogliose che costeggiano il lago Myvatn. Qui troverete scorci da sogno e diverse soste imperdibili: gli enormi coni magmatici e le torri di lava dalle forme più insolite del Dimmuborgir, le piscine termali naturali e le colonie di anatre selvatiche vi faranno rallentare notevolmente ma se vorrete gustare a pieno le sponde del lago nella sua interezza non ve ne pentirete.

Notte a Husavik.

Quinto giorno

Balene! Ci svegliamo presto per andare al porto di Husavik e qui le alternative per fare whale watching non mancano. Noi abbiamo scelto la compagnia che offriva l’alternativa a impatto zero sull’ambiente. Le diverse imbarcazioni cariche di turisti partono più o meno in contemporanea ed è possibile prenotare in anticipo (consigliato). La giornata in barca merita davvero molto, ma ovviamente cercate di organizzarla nei giorni in cui il tempo è clemente e il mare è calmo. Vestitevi con abiti caldi, mettete sopra anche gli indumenti che vi forniranno prima di salie a bordo e godetevi gli avvistamenti scrutando senza sosta l’orizzonte. Dopo pranzo, un salto al carinissimo museo della balena e ci dirigiamo verso l’unica altra tappa di giornata: le cascate di Godafoss. Maestose e splendide, non le più grandi ma probabilmente le più belle di tutto il viaggio. Vista la stanchezza accumulata arriviamo presto ad Akureyri per fare un giro e bere una birra.

Notte ad Akureyri.

Sesto giorno

Decidiamo di lasciare la 1 per andare alla scoperta di uno dei fiordi più particolari del Paese. Ci fermiamo a visitare le case in torba di Glaumbaer, oggi trasformate in museo, poi deviamo verso Nord per fare il giro dello Skagafjörður. Dimenticate le tappe prestabilite e godetevi i paesaggi, diventati adesso ospitali e piene di fattorie, cavalli, colline che scivolano fino alla costa frastagliata sul mare di Ketubjörg, lungo una strada non battuta dal turismo. Alla guida è stata una delle giornate più belle, ma se preferite mete più precise troverete qualche alternativa nel capitolo “cosa non abbiamo fatto”.

Notte a Viðigerði (Hvammstangi)

Settimo giorno

Siamo di fronte a una scelta: allungarci verso la penisola di Snæfellsnes, che ospita uno dei luoghi da cartolina più famosi d’Islanda, o far ancora una deviazione per andare in cerca di una famosa colonia di foche. Gusti personali: scegliamo le foche. Pochi minuti per vedere la chiesa di þingeyrar lungo la strada e proseguiamo verso il faraglione di Hvítserkur lungo la penisola del Vatnsnes. Ci fermiamo un po’ prima, al “Farfuglaheimili hostel and cafe”, per lasciare la macchina, fare due chiacchiere con l’ospitale proprietario e intraprendere un lungo sentiero in discesa verso il mare tra pecore allo stato brado e, all’arrivo, decine di foche ad attenderci vicinissime alla riva. La ricompensa per la risalita è nell’unico ristorante che troviamo, Geitafell: tutte produzioni proprie e tutto clamorosamente buono. Tra paesaggi mozzafiato che ci costringono ad altre soste lungo la strada arriviamo alla fine del fiordo e proseguiamo fino all’albergo.

Notte a Borgernes.

Ottavo giorno

Il tempo è poco clemente e ci costringe a saltare la cascate Barnafoss per puntare direttamente verso Deildartunguhver, una sorgente d’acqua bollente ed estesa che rifornisce buona parte del Paese. Capirete che state arrivando dal vapore che esce dal terreno vicino alle case e alle strade. Ci mettiamo in macchina puntando la capitale. Diamo un saluto rapido a Reykjavik lasciando gli zaini in albergo e andiamo a concederci qualche ora nella Blue Lagoon. Anche qua è importante prenotare, vista la gran folla (e la rapidità con cui finiscono i biglietti al prezzo più basso); il complesso però è abbastanza grande da non accusare mai la grande affluenza di turisti da ogni parte del mondo.

Notte a Reykjavik.

Nono giorno

Folla! Dopo tanti giorni a contatto con la natura le strade della capitale vi sembreranno strettissime, ma Reykjavik sa comunque stupire soprattutto nelle vie più centrali, straripanti di turisti, attività commerciali e gallerie d’arte. Vedete la chiesa Hallgrímskirkja, l’Harpa Opera House al termine di una passeggiata sul lungomare e le deliziose strade nel cuore della città. L’ultimo tratto di viaggio per tornare in aeroporto ci ha regalato ancora una volta un lunghissimo tramonto. Abbiamo messo benzina, lavato la macchina e riconsegnato le chiavi prima della notte in aeroporto a Keflavik. L’ultimo saluto all’Islanda dal finestrino è stato senza dubbio un arrivederci.

– Cosa non abbiamo fatto

Se ci fossimo fermati qualche giorno in più sarebbero state sicuramente almeno tre le tappe in più.

Per questioni di tempo non abbiamo potuto girare i fiordi del Nord-Ovest, zona in cui non passa il Ring autostradale, famosa per la sua natura e difficilmente percorribile in inverno, quando le strade vengono spesso chiuse a causa del clima.

Ci è mancata anche la penisola di Snæfellsnes, dove si trova il vulcano simbolo dell’Islanda: lo Snæffels. La foto con un cratere conico quasi intatto che si erge su una cascata con alle spalle l’aurora boreale? È lui.

Tour nei ghiacciai. Le alternative non mancano e dovrete solo scegliere la zona e il tipo di attività. Occhio però ai prezzi: se l’abbiamo evitato il motivo è stato più economico che strategico.

Vicino al lago Myvatn c’è il vulcano di Askja. La gita dura un giorno ed è possibile anche fare il bagno nell’acqua del lago nato al centro del cratere.

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